La storia si ripete: da un referendum all’altro: i cittadini Bresciani votando il 18 novembre per il Sì decideranno il futuro dell’acqua!

La Società Elettrica Bresciana (Seb) fu una ditta che avrebbe avuto un grande successo nei primi anni del ‘900, supportando il crescente sviluppo industriale della provincia bresciana. Il Comune di Brescia era un primo cliente non trascurabile. Quando esso pose il problema degli esiti della tranvia dell’Esposizione la Seb ereditò gli accordi che l’Amministrazione comunale aveva sottoscritto con la Società Fraschini Porta & C. La Seb, mirava ad allestire linee tranviarie anche extraurbane, come quella che effettivamente realizzò nel 1907, fra Brescia e Gussago: la prima tranvia elettrica della provincia bresciana. All’inizio del 1903 l’Italia era retta dal governo presieduto dal bresciano Giuseppe Zanardelli. Ministro dell’Interno fu, sino quasi alla metà di quell’anno, Giovanni Giolitti. Fu lui a presentare una legge, che fu approvata dal parlamento, denominata legge n. 103, del 29 marzo, che riguardava la possibilità, per le Amministrazioni comunali, di assumere la diretta costruzione, proprietà e gestione di 19 tipi di servizi pubblici, cosiddetti “municipalizzati”. Il regolamento d’attuazione della legge vide la luce nel 1904. Si trattava di una legge che era ovviamente nelle corde del grande bresciano, liberale di sinistra, non distante dalle istanze socialiste, ma era anche una legge benvista dai cattolici progressisti. La gestione pubblica di molti altri servizi, dai macelli alle fabbriche del ghiaccio, dall’illuminazione delle strade all’acqua potabile, dalle farmacie alla produzione e distribuzione dell’energia elettrica rientrava fra le aspirazioni di una conduzione politica dei servizi ritenuti di base. Nell’aprile del 1906 la giunta comunale dei moderati e cattolici presentava al consiglio comunale la votazione sulla proposta di assunzione diretta del servizio di tram elettrici nella città. L’approvazione all’unanimità avviava il processo che doveva però, superare il filtro del referendum popolare. L’obiettivo, politicamente trasversale, veniva impugnato risolutamente dal sindaco subentrato, di opposta collocazione politica, eletto da zanardelliani, socialisti e repubblicani: l’avvocato Girolamo Orefici. Fu la sua giunta a indire la votazione per il referendum “sull’assunzione, da parte del Comune, del servizio tramviario urbano”, il 3 febbraio del 1907. Su 5.276 votanti 3.621 cittadini votarono per l’assunzione comunale del servizio dei trasporti urbani da attuarsi con tram elettrici. La municipalizzazione creò una profonda frattura fra la società elettrica e il municipio bresciano, che indusse il gruppo privato a dedicarsi, oltre che alla produzione e vendita di energia elettrica, alla costruzione e gestione di linee tranviarie provinciali, anche costituendo una specifica società, nel 1920, denominata Società anonima tramvie elettriche bresciane. Nel gennaio del 1908 il Comune assunse concretamente la gestione delle linee dei nuovi tram della città escludendo la Società elettrica bresciana. Era però necessaria una struttura autonoma che gestisse la nuova competenza comunale, un’Azienda dei servizi municipalizzati, che fu costituita nel luglio del 1908. L’approvvigionamento dell’energia elettrica fondamentale per entrambi i servizi avveniva presso un’azienda privata, ma il Comune intendeva emanciparsi da quella dipendenza, anche perché era intenzionato a gestire anche l’illuminazione, sia pubblica che privata. A seguito delle necessarie delibere amministrative, fu indetto un nuovo referendum, che fu celebrato il 25 febbraio del 1909. L’esito ampiamente positivo (89,6% dei votanti) consentì anche il servizio municipale di distribuzione dell’energia elettrica, che incluse anche l’acquisto dell’impianto idroelettrico di Calvagese. L’Azienda, che incluse, negli anni successivi, anche il servizio idrico, fognario e inerente ai rifiuti urbani, divenne un fiore all’occhiello dell’imprenditoria pubblica, per l’efficienza tecnica, la serietà gestionale e gli importanti profitti che parzialmente versava nelle casse del Comune. Con la denominazione Azienda dei Servizi Municipalizzati (Asm) estese, in decenni più recenti, i propri servizi anche a comuni della provincia e ampliò le proprie competenze ai parcheggi di strada e in strutture costruite, giungendo a tre traguardi di assoluta avanguardia, di livello internazionale: il teleriscaldamento, il termoutilizzatore e la metropolitana leggera.

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